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Paestum

“Paestum è l’ultima e, starei per dire, la più splendida immagine che porterò con me integra al Nord”. Così esclamò J.W.Goethe mentre si avviava a concludere il grand tour in Italia, un viaggio che per studiosi e intellettuali europei del ‘700 era divenuto quasi un obbligo. Il turista teutonico, novello Goethe, che oggi volesse ripetere le tappe di quel viaggio nel Sud Italia di certo avrebbe ben altre impressioni ma forse uno dei pochi luoghi che susciterebbe un fascino quasi inalterato sarebbe proprio Paestum.

Provenienti dai rumori e dalle bizzarrie della modernità, superare il cancello d’ingresso del parco equivale a regalare alla propria anima un pizzico di serenità e ai propri sensi una silenziosa contemplazione della nostra storia millenaria. La città nasce col nome greco di Poseidonia, intorno al 600 a.C. fondata da coloni provenienti da Sibari. Verso la fine del V sec. a.C. venne conquistata dai Sanniti-Lucani e solo nel 273 a.C. divenne colonia romana prendendo il nome di Paestum. Entrando nel sito dal varco principale posto a nord, istintivamente il nostro sguardo ci condurrà verso il primo dei tre grandi templi dell’area, il cosiddetto Tempio di Cerere. Questa errata attribuzione risale al settecento, oggi si sa che era dedicato alla dea Atena. Costruito nel 500 a.C. con rigorosi schemi geometrici in stile dorico e ionico, presenta 6 colonne sul lato breve e 13 su quello lungo. Prima di arrivare agli altri due templi vi sono diversi monumenti di notevole interesse come l’Heroon, piccolo edificio senza aperture e con il tetto a doppio spiovente. L’ipotesi è che si tratti del cenotafio (cioè una tomba vuota) eretto in onore del fondatore di Sibari. Si incontrano poi l’Ekklesiastérion, costruzione greca circolare con gradinate dove si svolgevano assemblee popolari; l’anfiteatro, struttura romana sorta tra il I sec a.C. e il I d.C., che purtroppo risulta attraversato dalla strada moderna; quartieri di abitazioni private e il foro.

Si giunge così all’area sacra dove sono collocati i due maestosi templi dedicati a Hera. Il primo, detto Tempio di Nettuno, è stato costruito verso la metà del V sec. a.C. e risulta essere uno dei migliori edifici in ordine dorico di tutto l’Occidente. I lati corti sono ornati da 6 colonne, quelli lunghi da 14 mentre la cella è divisa in tre navate da due serie di colonne. Il secondo è conosciuto con il nome di Basilica perché nel ‘700 era stato identificato come edificio civile. E’ datato al 540 a.C. circa e per questo risulta essere il più antico dei tre. Anch’esso di ordine dorico e periptero (circondato da colonne) presenta 9 colonne sulla fronte e 18 sui lati lunghi. La cella è stranamente divisa in due forse per motivi di culto.

A pochi metri dagli scavi si trova il Museo Archeologico che ospita i reperti della città e in particolare le tombe dipinte provenienti dalle necropoli. Tra queste spicca la Tomba del Tuffatore, 480-470 a.C., che rappresenta un unicum con evidenti richiami al mondo e alla pittura greca. Sulle sue pareti sono rappresentate scene di simposio e nel lato interno del coperchio è dipinto un uomo nudo nell’atto di tuffarsi con cui si voleva simboleggiare il passaggio dalla vita alla morte. Il museo accoglie anche le metope arcaiche del Santuario extraurbano di Hera Argiva alla foce del Sele. Per chi volesse visitare gli sparuti resti di questo santuario sito a circa 9 km da Paestum segnaliamo la presenta in loco dell’innovativo Museo Narrante, un ottimo esempio di esposizione multimediale e interattiva.

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